Nicola vorrebbe leggere La volontà di cambiare di bell hooks (La cultura)

La volontà di cambiare di bell hooks (La cultura)
Tuttti hanno bisogno di amare e di essere amati, anche gli uomini. È questa la verità essenziale che anima “La …
Leggo principalmente fantasy, ma sono anche curioso in generale. Mi piacciono anche le tematiche LGBTQIA+ e la saggistica d'arte.
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75% completato! Nicola ha letto 15 di 20 libri.

Tuttti hanno bisogno di amare e di essere amati, anche gli uomini. È questa la verità essenziale che anima “La …
È stato l'Olocausto a portare allo Stato sionista? Può la tragedia generare un'altra tragedia? La Nakba, amico mio, è il monumento all'Olocausto. O almeno è ciò che testimoniano gli alberi intorno a me, divenuti lapidi per tombe dimenticate e vittime emarginate che un tempo furono gli abitanti del paesino Abu Shusha, sfollati e massacrati nel '48.
— Una maschera color del cielo di Bassem Khandaqji (Pagina 102)
"Sono lesbiche" mi ha detto, "ma ti prego, non pensare che io sia contro gli omosessuali. Al contrario, sono per i loro pieni diritti". Le ho risposto nella mia testa, e in quel momento ero Nur al-Shahdi: "Com'è possibile?! Che razza di doppio standard morale è questo? Difendi i diritti degli omosessuali e allo stesso tempo contro il diritto alla vita e alla liberazione di un intero popolo!"
— Una maschera color del cielo di Bassem Khandaqji (Pagina 79)
Inizio dicendo semplicemente che "Una maschera color del cielo" è un romanzo che mi ha colpito molto, moltissimo. Il romanzo segue Nur, un giovane palestinese che grazie a una carta d'identità israeliana trovata per caso riesce a muoversi in spazi che normalmente gli sarebbero preclusi. Da questa premessa nasce una riflessione profonda sull'identità, sul privilegio e sulle disuguaglianze che segnano la vita quotidiana di palestinesi o di palestinesi che vivono in Israele.
La cosa più emozionante, secondo me, è la capacità dell'autore di mostrare la complessità dell'essere palestinese, in modo molto concreto, compresa quella condizione di identità doppia o sospesa che emerge quando ci si trova a vivere tra mondi diversi. Che io da persona italiane che vive in Italia, difficilmente posso comprendere appieno e nella sua totalità di sfumature. La "maschera" del titolo non è soltanto un documento d'identità: diventa il simbolo di un passaggio continuo tra appartenenze, …
Inizio dicendo semplicemente che "Una maschera color del cielo" è un romanzo che mi ha colpito molto, moltissimo. Il romanzo segue Nur, un giovane palestinese che grazie a una carta d'identità israeliana trovata per caso riesce a muoversi in spazi che normalmente gli sarebbero preclusi. Da questa premessa nasce una riflessione profonda sull'identità, sul privilegio e sulle disuguaglianze che segnano la vita quotidiana di palestinesi o di palestinesi che vivono in Israele.
La cosa più emozionante, secondo me, è la capacità dell'autore di mostrare la complessità dell'essere palestinese, in modo molto concreto, compresa quella condizione di identità doppia o sospesa che emerge quando ci si trova a vivere tra mondi diversi. Che io da persona italiane che vive in Italia, difficilmente posso comprendere appieno e nella sua totalità di sfumature. La "maschera" del titolo non è soltanto un documento d'identità: diventa il simbolo di un passaggio continuo tra appartenenze, possibilità e limiti.
Mi è piaciuta anche la trama parallela del romanzo che il protagonista vuole scrivere su Maria Maddalena. Più che una sottotrama, diventa un modo per attraversare luoghi e stratificazioni culturali, è la motivazione che spinge il protagonista nei luoghi dell'occupazione israeliana
Funziona bene anche il dialogo interiore con l'amico detenuto, che dà al racconto una dimensione politica e umana molto intensa. I fatti di per sé, sono d'invenzione, ma il libro trasmette una forte sensazione di realtà, anche perché la vicenda personale dell'autore palestinese si sente sullo sfondo del romanzo.
È uno di quei libri che aiutano a comprendere meglio una realtà complessa senza rinunciare al racconto e alla trama. Mi sono trovato spesso in sintonia con il protagonista e con i suoi conflitti interiori. Una lettura che consiglio.

Scritto con una semplicità solo apparente, La figlia unica è la storia di tre donne e dei legami d’amore e …
Come Gesù, Socrate non mise per iscritto i propri insegnamenti.
— Ai nostri innumerevoli perduti baci di Harry Tanner (Pagina 81)
Non capisco per quale ragione iniziare la frase così, perché prendere a esempio Gesù? E succede altre volte nel libro. Non so.
Ho letto "Ai nostri innumerevoli perduti baci" insieme al gruppo di lettura LGBTQIA+ e alla fine mi ritrovo a dargli un po' più di due unicorni: un libro che ha idee interessanti ma, secondo me, non riesce a reggerle fino in fondo.
La tesi centrale è quella che più mi incuriosiva: l'omofobia non sarebbe né naturale né eterna, ma una costruzione culturale nata dove si incontrano economia, religione e politica. L'immagine più riuscita è quella dell'omofobia come risposta difensiva nei momenti di scarsità (guerre, carestie, crisi) quando le società invitano i cittadini a "risparmiare" su tutto, compreso il desiderio. Letta così, potrebbe diventare uno strumento utile anche per guardare a certe reazioni di oggi.
Detto questo, ho faticato a trattarlo come un saggio storico. La voce dell'autore, cresciuto nel cristianesimo evangelico, passato per le terapie di conversione, attraversa tutto il testo, e in alcune parti la ricostruzione storica …
Ho letto "Ai nostri innumerevoli perduti baci" insieme al gruppo di lettura LGBTQIA+ e alla fine mi ritrovo a dargli un po' più di due unicorni: un libro che ha idee interessanti ma, secondo me, non riesce a reggerle fino in fondo.
La tesi centrale è quella che più mi incuriosiva: l'omofobia non sarebbe né naturale né eterna, ma una costruzione culturale nata dove si incontrano economia, religione e politica. L'immagine più riuscita è quella dell'omofobia come risposta difensiva nei momenti di scarsità (guerre, carestie, crisi) quando le società invitano i cittadini a "risparmiare" su tutto, compreso il desiderio. Letta così, potrebbe diventare uno strumento utile anche per guardare a certe reazioni di oggi.
Detto questo, ho faticato a trattarlo come un saggio storico. La voce dell'autore, cresciuto nel cristianesimo evangelico, passato per le terapie di conversione, attraversa tutto il testo, e in alcune parti la ricostruzione storica sembra messa al servizio di un percorso personale più che l'opposto. Capisco che per chi vive quell'esperienza da vicino questo sia un punto di forza; per me, invece, toglie distanza all'analisi proprio dove serviva di più.
Altre due cose che mi hanno frenato. La prima: il sottotitolo del libro è: alle origini dell'omofobia in Occidente, ma la storia delle donne lesbiche vi entra quasi solo attraverso Saffo, l'autore lo giustifica con i "secoli di cancellazione". Non sembra che manchino le fonti, ma il risultato resta storicamente molto sbilanciato verso l'omosessualità maschile. La seconda: il salto continuo tra antichità classica, cristianesimo primitivo e attualizzazioni politiche rende la scrittura vivace, ma a volte sacrifica la profondità dei singoli passaggi storici.
Per farla breve, una lettura che consiglio se cerchi spunti e domande più che risposte consolidate, soprattutto sul legame tra crisi economiche e moralismo anti-queer. Chi cerca un quadro storico rigoroso probabilmente farà meglio ad approfondire altrove, la bibliografia finale, comunque, è un buon punto di partenza.

Il protagonista Nur è un giovane rifugiato palestinese che vive nel campo profughi vicino a Ramallah, in Cisgiordania e per …

Conigli Bianchi e PrEP in Italia: Sierocoinvolt. La rivoluzione sessuale riparte dall'HIV (Paperback, italiano language, Eris)
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E comunque non c'erano motivi per cui gli stregoni, i contadini o gli asini fossero intrinsecamente meglio dei pony. Il pony meritava di condurre una vita improduttiva come chiunque altro, e Culetto era deciso a dargliene l'opportunità.
— Isabella Nagg e il vaso di basilico di Oliver Darkshire (Pagina 199)
Una corporatura solida e nessuna bocca con cui chiedere aumenti di stipendio. No, quello non era un abominevole mostro. Era uno stagista. Un impiegato perfetto, procuratole dal destino.
— Isabella Nagg e il vaso di basilico di Oliver Darkshire (Pagina 121)