L'imperdibile fantasy di Sarah Underwood, ispirato alla mitologia greca e al racconto delle dodici fanciulle …
Bella l'ambientazione, ma qualche problema.
3 stelle
Questo libro potrebbe fare il caso di chi ama le ambientazioni mitologiche e non si fa troppe domande. Si tratta di una sorta di spin-off de l'Odissea, una storia nuova che inizia quando le ancelle di Penelope vengono uccise. L'unico riferimento reale all'Odissea è questo. A me affascinano anche tutte quelle creature del mare, come ondine, sirene o tritoni e quindi l'ho letto più volentieri.
Tuttavia, non posso ignorare alcuni punti critici. Il primo è il linguaggio: in alcuni dialoghi e pensieri risulta un po' troppo moderno e stride con il contesto dell'Antica Grecia. La struttura dei personaggi e del ritmo risente del fatto che l'autrice non abbia mai approfondito l'opera originale di Omero, rendendo il racconto un po' fragile in alcuni passaggi. Alcuni personaggi secondari sembrano esserci più per funzione narrativa che per vero spessore o sono del tutto inutili.
C'è anche una componente queer, tra Leto, …
Questo libro potrebbe fare il caso di chi ama le ambientazioni mitologiche e non si fa troppe domande.
Si tratta di una sorta di spin-off de l'Odissea, una storia nuova che inizia quando le ancelle di Penelope vengono uccise. L'unico riferimento reale all'Odissea è questo. A me affascinano anche tutte quelle creature del mare, come ondine, sirene o tritoni e quindi l'ho letto più volentieri.
Tuttavia, non posso ignorare alcuni punti critici. Il primo è il linguaggio: in alcuni dialoghi e pensieri risulta un po' troppo moderno e stride con il contesto dell'Antica Grecia.
La struttura dei personaggi e del ritmo risente del fatto che l'autrice non abbia mai approfondito l'opera originale di Omero, rendendo il racconto un po' fragile in alcuni passaggi.
Alcuni personaggi secondari sembrano esserci più per funzione narrativa che per vero spessore o sono del tutto inutili.
C'è anche una componente queer, tra Leto, Melanto e Mathias, ma non è molto sviluppata nella trama, un peccato.
Resta comunque il fatto che è scritto molto bene e si legge veramente in velocità, nonostante il numero di pagine. L'ho letto per il gruppo LGBTQIA+ di febbraio e alla fine il voto di media è stato di 3 unicorni, che coincide esattamente con il mio. Oggettivamente potrebbe essere anche meno, ma a me è piaciuto principalmente per l'ambientazione mitologica.
Uscito nel 1964 e bandito per anni nel Regno Unito e in Italia con l'accusa …
Un libro difficile che ha bisogno del suo tempo.
4 stelle
Una rappresentazione corale e brutale della degradazione urbana di New York, dove sei racconti interconnessi esplorano la deriva umana attraverso violenza, emarginazione e una ricerca d'amore (molto disperata!).
"Ultima uscita per Brooklyn" per me è stato un libro un po' difficile, utilizza uno stile sperimentale, privo di punteggiatura tradizionale e ricca di slang, un po' tipico del periodo Beat. Sicuramente il fine è restituire la voce autentica degli ultimi e rappresentare la realtà nella sua interezza.
L'ho letto per un gruppo di lettura LGBTQIA+ e il personaggio di Georgette è quello di cui abbiamo parlato di più, infatti emerge molto, anche se la maggior parte della storia riguarda lo sciopero. Gerogette e il gruppo di persone che la circonda vive la sua vita alla luce del sole, nel testo viene usata la parola travestiva, ma sembra a tutti gli effetti parlare di una persona trans (infatti il linguaggio …
Una rappresentazione corale e brutale della degradazione urbana di New York, dove sei racconti interconnessi esplorano la deriva umana attraverso violenza, emarginazione e una ricerca d'amore (molto disperata!).
"Ultima uscita per Brooklyn" per me è stato un libro un po' difficile, utilizza uno stile sperimentale, privo di punteggiatura tradizionale e ricca di slang, un po' tipico del periodo Beat. Sicuramente il fine è restituire la voce autentica degli ultimi e rappresentare la realtà nella sua interezza.
L'ho letto per un gruppo di lettura LGBTQIA+ e il personaggio di Georgette è quello di cui abbiamo parlato di più, infatti emerge molto, anche se la maggior parte della storia riguarda lo sciopero. Gerogette e il gruppo di persone che la circonda vive la sua vita alla luce del sole, nel testo viene usata la parola travestiva, ma sembra a tutti gli effetti parlare di una persona trans (infatti il linguaggio potrebbe essere un po' disturbante sotto tanti punti di vista), lei rifiuta di nascondersi dietro matrimoni di facciata, rivendicando con orgoglio la propria identità attraverso il trucco e i vestiti femminili. Nonostante il gap linguistico dell'epoca, figure come Georgette o Alberta appaiono oggi chiaramente come personaggi dall'identità trans o gender-non-conforming, capaci di affermare la propria identità di genere in spazi pubblici e privati, sfidando la violenza sistemica di un ambiente che le circonda (davvero dappertutto).
Il tema della mercificazione del corpo e della violenza di genere emerge tanto in tutto il libro, ma nel racconto di Tralala è emblematico, la violenza e le umiliazioni sono proprio strutturali della miseria sociale che ci sta raccontando.
Ho apprezzato molto (come immagine) la parte finale corale dove l'autore mette insieme un collage frammentato di vita quotidiana in un comprensorio di case popolari, dove la vita continua a scorrere in modo ossessivo e rumoroso, tra urla e rassegnazione.
Cresciuta all’ombra del fratellastro morto di cui è costretta a portare il nome, Mary impara …
Non solo un'avventura piratesca.
4 stelle
"Saltblood" di Francesca de Tores è una di quelle letture che in alcuni punti ti fanno fermare a riflettere. Non è solo una storia di avventure in mare, ma un viaggio attraverso le differenze di genere, vissute sulla pelle della protagonista che si muove tra due mondi: quello degli uomini e quello delle donne.
Una delle cose più potenti del libro è come mostra, senza troppi giri di parole, come uomini e donne occupano lo spazio in modo diverso. C’è una scena che mi è rimasta impressa: da uomo, la protagonista si accorge che le donne, per strada, si ritraggono per lasciar passare gli altri, mentre gli uomini avanzano sicuri, persino spostando gli altri con le mani. Ma non è solo questo. Il libro è pieno di spunti su come il genere sia qualcosa di appreso e imposto. Dalla madre che vede il mancato sviluppo del seno della protagonista …
"Saltblood" di Francesca de Tores è una di quelle letture che in alcuni punti ti fanno fermare a riflettere. Non è solo una storia di avventure in mare, ma un viaggio attraverso le differenze di genere, vissute sulla pelle della protagonista che si muove tra due mondi: quello degli uomini e quello delle donne.
Una delle cose più potenti del libro è come mostra, senza troppi giri di parole, come uomini e donne occupano lo spazio in modo diverso. C’è una scena che mi è rimasta impressa: da uomo, la protagonista si accorge che le donne, per strada, si ritraggono per lasciar passare gli altri, mentre gli uomini avanzano sicuri, persino spostando gli altri con le mani.
Ma non è solo questo. Il libro è pieno di spunti su come il genere sia qualcosa di appreso e imposto. Dalla madre che vede il mancato sviluppo del seno della protagonista come un fallimento, al diverso modo in cui viene trattata quando veste abiti maschili rispetto a quando è riconosciuta come donna. E poi ci sono gli uomini della marina, il loro linguaggio diretto, il loro modo di stare al mondo senza paura… e il confronto con ciò che significa essere donna in quell’epoca.
Un libro che non si limita a raccontare, ma che fa vedere e sentire sulla pelle le differenze. Se vi piacciono le storie che mescolano avventure di mare e un po' di riflessioni profonde, "Saltblood" merita assolutamente un posto. Queste riflessioni sono presentate con una sensibilità che rende le osservazioni della protagonista particolarmente risonanti e memorabili. Il modo in cui il testo intreccia l'azione con queste riflessioni sul trattamento differenziato tra uomini e donne è uno dei suoi maggiori punti di forza.