Nicola ha recensito Ai nostri innumerevoli perduti baci di Harry Tanner
Un saggio che mi ha lasciato dei dubbi
2 stelle
Ho letto "Ai nostri innumerevoli perduti baci" insieme al gruppo di lettura LGBTQIA+ e alla fine mi ritrovo a dargli un po' più di due unicorni: un libro che ha idee interessanti ma, secondo me, non riesce a reggerle fino in fondo.
La tesi centrale è quella che più mi incuriosiva: l'omofobia non sarebbe né naturale né eterna, ma una costruzione culturale nata dove si incontrano economia, religione e politica. L'immagine più riuscita è quella dell'omofobia come risposta difensiva nei momenti di scarsità (guerre, carestie, crisi) quando le società invitano i cittadini a "risparmiare" su tutto, compreso il desiderio. Letta così, potrebbe diventare uno strumento utile anche per guardare a certe reazioni di oggi.
Detto questo, ho faticato a trattarlo come un saggio storico. La voce dell'autore, cresciuto nel cristianesimo evangelico, passato per le terapie di conversione, attraversa tutto il testo, e in alcune parti la ricostruzione storica …
Ho letto "Ai nostri innumerevoli perduti baci" insieme al gruppo di lettura LGBTQIA+ e alla fine mi ritrovo a dargli un po' più di due unicorni: un libro che ha idee interessanti ma, secondo me, non riesce a reggerle fino in fondo.
La tesi centrale è quella che più mi incuriosiva: l'omofobia non sarebbe né naturale né eterna, ma una costruzione culturale nata dove si incontrano economia, religione e politica. L'immagine più riuscita è quella dell'omofobia come risposta difensiva nei momenti di scarsità (guerre, carestie, crisi) quando le società invitano i cittadini a "risparmiare" su tutto, compreso il desiderio. Letta così, potrebbe diventare uno strumento utile anche per guardare a certe reazioni di oggi.
Detto questo, ho faticato a trattarlo come un saggio storico. La voce dell'autore, cresciuto nel cristianesimo evangelico, passato per le terapie di conversione, attraversa tutto il testo, e in alcune parti la ricostruzione storica sembra messa al servizio di un percorso personale più che l'opposto. Capisco che per chi vive quell'esperienza da vicino questo sia un punto di forza; per me, invece, toglie distanza all'analisi proprio dove serviva di più.
Altre due cose che mi hanno frenato. La prima: il sottotitolo del libro è: alle origini dell'omofobia in Occidente, ma la storia delle donne lesbiche vi entra quasi solo attraverso Saffo, l'autore lo giustifica con i "secoli di cancellazione". Non sembra che manchino le fonti, ma il risultato resta storicamente molto sbilanciato verso l'omosessualità maschile. La seconda: il salto continuo tra antichità classica, cristianesimo primitivo e attualizzazioni politiche rende la scrittura vivace, ma a volte sacrifica la profondità dei singoli passaggi storici.
Per farla breve, una lettura che consiglio se cerchi spunti e domande più che risposte consolidate, soprattutto sul legame tra crisi economiche e moralismo anti-queer. Chi cerca un quadro storico rigoroso probabilmente farà meglio ad approfondire altrove, la bibliografia finale, comunque, è un buon punto di partenza.











