Nicola ha recensito Ultima uscita per Brooklyn di Hubert Jr. Selby
Un libro difficile che ha bisogno del suo tempo.
4 stelle
Una rappresentazione corale e brutale della degradazione urbana di New York, dove sei racconti interconnessi esplorano la deriva umana attraverso violenza, emarginazione e una ricerca d'amore (molto disperata!).
"Ultima uscita per Brooklyn" per me è stato un libro un po' difficile, utilizza uno stile sperimentale, privo di punteggiatura tradizionale e ricca di slang, un po' tipico del periodo Beat. Sicuramente il fine è restituire la voce autentica degli ultimi e rappresentare la realtà nella sua interezza.
L'ho letto per un gruppo di lettura LGBTQIA+ e il personaggio di Georgette è quello di cui abbiamo parlato di più, infatti emerge molto, anche se la maggior parte della storia riguarda lo sciopero. Gerogette e il gruppo di persone che la circonda vive la sua vita alla luce del sole, nel testo viene usata la parola travestiva, ma sembra a tutti gli effetti parlare di una persona trans (infatti il linguaggio …
Una rappresentazione corale e brutale della degradazione urbana di New York, dove sei racconti interconnessi esplorano la deriva umana attraverso violenza, emarginazione e una ricerca d'amore (molto disperata!).
"Ultima uscita per Brooklyn" per me è stato un libro un po' difficile, utilizza uno stile sperimentale, privo di punteggiatura tradizionale e ricca di slang, un po' tipico del periodo Beat. Sicuramente il fine è restituire la voce autentica degli ultimi e rappresentare la realtà nella sua interezza.
L'ho letto per un gruppo di lettura LGBTQIA+ e il personaggio di Georgette è quello di cui abbiamo parlato di più, infatti emerge molto, anche se la maggior parte della storia riguarda lo sciopero. Gerogette e il gruppo di persone che la circonda vive la sua vita alla luce del sole, nel testo viene usata la parola travestiva, ma sembra a tutti gli effetti parlare di una persona trans (infatti il linguaggio potrebbe essere un po' disturbante sotto tanti punti di vista), lei rifiuta di nascondersi dietro matrimoni di facciata, rivendicando con orgoglio la propria identità attraverso il trucco e i vestiti femminili. Nonostante il gap linguistico dell'epoca, figure come Georgette o Alberta appaiono oggi chiaramente come personaggi dall'identità trans o gender-non-conforming, capaci di affermare la propria identità di genere in spazi pubblici e privati, sfidando la violenza sistemica di un ambiente che le circonda (davvero dappertutto).
Il tema della mercificazione del corpo e della violenza di genere emerge tanto in tutto il libro, ma nel racconto di Tralala è emblematico, la violenza e le umiliazioni sono proprio strutturali della miseria sociale che ci sta raccontando.
Ho apprezzato molto (come immagine) la parte finale corale dove l'autore mette insieme un collage frammentato di vita quotidiana in un comprensorio di case popolari, dove la vita continua a scorrere in modo ossessivo e rumoroso, tra urla e rassegnazione.