Libri preferiti al momento: "1Q84" - Murakami & "I cieli della sera" - Prisco
Autori preferiti: Murakami, Vargas, King, Silone, Capote, Prisco.
Generi preferiti: tutti tranne i romance.
Amo i saggi sul cinema e le biografie dei registi anche se ne inizio 5 alla volta e poi non ne completo neanche uno.
Adoro la non-fiction ma molti libri di questo tipo non mi prendono, accetto consigli.
Il folklore giapponese è un'autentica miniera d'oro di terrificanti figure soprannaturali. Molte stampe ukiyoe del periodo Edo (1603-1868) raffigurano questi …
"Io non so che cos'è la guerra, però vedo che è dappertutto"
5 stelle
Un racconto in stralci sconnessi, collegati solo dalle date che si insinuano lentamente sempre più a fondo nella guerra in Croazia fino alla sua fine. Pensieri e riflessioni sulla guerra che collegano la fine della guerra in Slovenia con l'inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina, mentre lentamente, il conflitto si sposta sempre più a sud, inesorabile. Gli abitanti stessi di Zagabria ora trattano i bosniaci come loro stessi erano trattati dagli sloveni, in un circolo vizioso inesorabile che trascina tutti sul fondo. Siamo abituati a pensare alla guerra come qualcosa di violento e sanguinolento. Dal nostro comodo divano europeo facciamo fatica a comprendere cosa significhi vivere la guerra quando non si combatte, cosa significhi vivere la quotidianità del conflitto. L'autrice ha ragione: noi europei ci sentiamo intoccabili, protetti, sicuri. Non che ci sia qualcosa di male, anzi, ma penso sia fondamentale ricordare e ricordarci singolarmente cosa potrebbe succedere anche alle nostre …
Un racconto in stralci sconnessi, collegati solo dalle date che si insinuano lentamente sempre più a fondo nella guerra in Croazia fino alla sua fine.
Pensieri e riflessioni sulla guerra che collegano la fine della guerra in Slovenia con l'inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina, mentre lentamente, il conflitto si sposta sempre più a sud, inesorabile. Gli abitanti stessi di Zagabria ora trattano i bosniaci come loro stessi erano trattati dagli sloveni, in un circolo vizioso inesorabile che trascina tutti sul fondo.
Siamo abituati a pensare alla guerra come qualcosa di violento e sanguinolento. Dal nostro comodo divano europeo facciamo fatica a comprendere cosa significhi vivere la guerra quando non si combatte, cosa significhi vivere la quotidianità del conflitto. L'autrice ha ragione: noi europei ci sentiamo intoccabili, protetti, sicuri. Non che ci sia qualcosa di male, anzi, ma penso sia fondamentale ricordare e ricordarci singolarmente cosa potrebbe succedere anche alle nostre nazioni. Dobbiamo esserne consapevoli, anche solo per un attimo, anche solo guardando un film o leggendo un libro, per qualche ora, per poi tornare alla nostra vita "normale" nel nostro mondo sicuro e pacifico.
Drakulić narra tutto della guerra: della quotidianità dilaniata dal conflitto, delle piccole cose che non saranno mai più le stesse, delle donne che devono lasciare i propri figli e mariti, e di quei stessi figli che devono imbracciare un fucile e veder morire (orrore) non solo un loro nemico ma anche un loro amico.
La consapevolezza più terribile di questo racconto sulla guerra nell'ex-Juglosavia è senza dubbio questo: dover cambiare freddamente da un giorno all'altro l'opinione che si ha di una persona cara, di rivalutarla solo per la sua nazionalità, dell'impossibilità di accettare di essere umani, prima che divisi da un confine.
Quando si parla di non fiction si pensa sempre ad un noioso saggio scritto da un altrettanto noioso e borioso critico o saggista circondato da tomi polverosi. Un libro da evitare.
La non fiction, però è molto più di questo: è una scrittura letteraria che si applica ai temi della realtà, agli eventi del mondo, a cronaca o esperienze personali. Come il documentario, la non fiction racconta la realtà attraverso gli occhi dell'autore, ed è proprio nel suo attaccamento col modo che risiede la sua potenza.
Questo libro dovrebbe essere letto nelle scuole al pari dei libri sulla Shoah e sul conflitto della Seconda Guerra Mondiale. è un libro semplice, scorrevole, episodico. Un libro che ti colpisce nel profondo con la delicatezza di una fiaba.
Scottish writer Irvine Welsh's first novel, Trainspotting, is a collection of short-stories revolving around a …
Who needs reasons when you’ve got heroin?
5 stelle
"Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life."
Perché Rent si perde nell'eroina? Perchè Spud ruba? Perché Sick Boy scopa? Perché Begbie picchia e maltratta? La dipendenza è un fattore rilevante, certo, ma è solo una piccola parte del problema. L'eroina è solo uno dei tanti mezzi per fuggire dal mondo. Il sesso, la violenza, l'alcool sono mezzi altrettanto validi, anche se meno spaventosi solo perché meno distruttivi. Ma quali sono i veri motivi che spingono i personaggi a rinunciare alla vita, bloccati da delle sbarre invisibili che però non riescono a superare? Genitori che non sono disposti a comprende il malessere dei figli, povertà e indigenza, la mancanza di lavoro e di stimoli, una città che non offre nulla, né prospettive né desideri. Ancora: depressione, paura, pigrizia, nichilismo, perdite, dolori personali, panico, ansia, mancanza …
"Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life."
Perché Rent si perde nell'eroina? Perchè Spud ruba? Perché Sick Boy scopa? Perché Begbie picchia e maltratta?
La dipendenza è un fattore rilevante, certo, ma è solo una piccola parte del problema.
L'eroina è solo uno dei tanti mezzi per fuggire dal mondo. Il sesso, la violenza, l'alcool sono mezzi altrettanto validi, anche se meno spaventosi solo perché meno distruttivi.
Ma quali sono i veri motivi che spingono i personaggi a rinunciare alla vita, bloccati da delle sbarre invisibili che però non riescono a superare? Genitori che non sono disposti a comprende il malessere dei figli, povertà e indigenza, la mancanza di lavoro e di stimoli, una città che non offre nulla, né prospettive né desideri. Ancora: depressione, paura, pigrizia, nichilismo, perdite, dolori personali, panico, ansia, mancanza di amore. Amici che ti trascinano sul fondo con loro perché nessuno sa come passare attraverso questa vita.
L'eroina elimina i dubbi, elimina i desideri. L'eroina diventa l'unico motivo di vita, l'unica scialuppa che ti tiene a galla ma che, in fondo, ti trascina nel baratro.
Welsh racconta brutalmente la vita di questi giovani: i loro nomi si confondono, si sovrappongono, non hanno valore come individui, ma come parte del tutto, mescolati alle loro dipendenze, cercano di farsi spazio nel mondo e nella società senza mai riuscirci davvero.
E scegliere la vita non è la soluzione. Scegliere la vita è diventare parte di qualcosa ma anche perdersi nel tutto, perdersi in tutte quelle dipendenze accettate, nel lavoro, nella televisione, nelle medicine. Essere eroinomani diventa un rifiuto di questa vita buonista, diventa una posizione politica di protesta contro l'ipocrisia della società.
Leith è un purgatorio dove nulla accade, dove tutto rimane sempre uguale, dove anche le persone non cambiano mai. Solo fuggendo da Leith, dagli amici, finalmente (?) in solitudine, Rent riuscirà a farsi una vita vera.
Ma anche questa è solo un'illusione, una scusa, l'ennesimo tentativo disperato di trovare il proprio posto che, forse, non porterà a nulla.