Viola ha recensito The Balkan Express di Slavenka Drakulic
"Io non so che cos'è la guerra, però vedo che è dappertutto"
5 stelle
Un racconto in stralci sconnessi, collegati solo dalle date che si insinuano lentamente sempre più a fondo nella guerra in Croazia fino alla sua fine. Pensieri e riflessioni sulla guerra che collegano la fine della guerra in Slovenia con l'inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina, mentre lentamente, il conflitto si sposta sempre più a sud, inesorabile. Gli abitanti stessi di Zagabria ora trattano i bosniaci come loro stessi erano trattati dagli sloveni, in un circolo vizioso inesorabile che trascina tutti sul fondo. Siamo abituati a pensare alla guerra come qualcosa di violento e sanguinolento. Dal nostro comodo divano europeo facciamo fatica a comprendere cosa significhi vivere la guerra quando non si combatte, cosa significhi vivere la quotidianità del conflitto. L'autrice ha ragione: noi europei ci sentiamo intoccabili, protetti, sicuri. Non che ci sia qualcosa di male, anzi, ma penso sia fondamentale ricordare e ricordarci singolarmente cosa potrebbe succedere anche alle nostre …
Un racconto in stralci sconnessi, collegati solo dalle date che si insinuano lentamente sempre più a fondo nella guerra in Croazia fino alla sua fine. Pensieri e riflessioni sulla guerra che collegano la fine della guerra in Slovenia con l'inizio della guerra in Bosnia-Erzegovina, mentre lentamente, il conflitto si sposta sempre più a sud, inesorabile. Gli abitanti stessi di Zagabria ora trattano i bosniaci come loro stessi erano trattati dagli sloveni, in un circolo vizioso inesorabile che trascina tutti sul fondo. Siamo abituati a pensare alla guerra come qualcosa di violento e sanguinolento. Dal nostro comodo divano europeo facciamo fatica a comprendere cosa significhi vivere la guerra quando non si combatte, cosa significhi vivere la quotidianità del conflitto. L'autrice ha ragione: noi europei ci sentiamo intoccabili, protetti, sicuri. Non che ci sia qualcosa di male, anzi, ma penso sia fondamentale ricordare e ricordarci singolarmente cosa potrebbe succedere anche alle nostre nazioni. Dobbiamo esserne consapevoli, anche solo per un attimo, anche solo guardando un film o leggendo un libro, per qualche ora, per poi tornare alla nostra vita "normale" nel nostro mondo sicuro e pacifico. Drakulić narra tutto della guerra: della quotidianità dilaniata dal conflitto, delle piccole cose che non saranno mai più le stesse, delle donne che devono lasciare i propri figli e mariti, e di quei stessi figli che devono imbracciare un fucile e veder morire (orrore) non solo un loro nemico ma anche un loro amico. La consapevolezza più terribile di questo racconto sulla guerra nell'ex-Juglosavia è senza dubbio questo: dover cambiare freddamente da un giorno all'altro l'opinione che si ha di una persona cara, di rivalutarla solo per la sua nazionalità, dell'impossibilità di accettare di essere umani, prima che divisi da un confine. Quando si parla di non fiction si pensa sempre ad un noioso saggio scritto da un altrettanto noioso e borioso critico o saggista circondato da tomi polverosi. Un libro da evitare. La non fiction, però è molto più di questo: è una scrittura letteraria che si applica ai temi della realtà, agli eventi del mondo, a cronaca o esperienze personali. Come il documentario, la non fiction racconta la realtà attraverso gli occhi dell'autore, ed è proprio nel suo attaccamento col modo che risiede la sua potenza. Questo libro dovrebbe essere letto nelle scuole al pari dei libri sulla Shoah e sul conflitto della Seconda Guerra Mondiale. è un libro semplice, scorrevole, episodico. Un libro che ti colpisce nel profondo con la delicatezza di una fiaba.