The InnkKeeper ha iniziato a leggere Nimona di N.D. Stevenson

Nimona di N.D. Stevenson
From the Publisher:
A National Book Award Longlist Title
The graphic novel debut from rising star Noelle Stevenson, …
"La forza di superare un divieto nasce tutta dal divieto stesso!"
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From the Publisher:
A National Book Award Longlist Title
The graphic novel debut from rising star Noelle Stevenson, …
Quei ruscelli avevano già portato dell'acqua, in tempi molto antichi. Alcuni dei tristi villaggi di cui ho parlato all'inizio del mio racconto sorgevano su siti di antichi villaggi gallo-romani di cui restavano ancora vestigia, nelle quali gli archeologi avevano scavato, trovando ami in posti dove nel ventesimo secolo di doveva far ricorso alle cisterne per avere un po' d'acqua.
— L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Pagina 31 - 32)
Menzione di ritrovamenti archeologici di zone sommerse, dove ora secco e solo lentamente torna umido con rimboschimento, paleoclima e archeologia della sostenibilità. Se si fossero cercate proprio informazioni su vegetazione antica, oltre a oggetti, si sarebbe probabilmente potuto arrivare a stessa conclusione di copertura arborea legata a concentramento delle acque; una traccia letteraria di un modo di fare e vedere archeologia di altri tempi e un insospettabile suggerimento dei contributi che può dare l'archeologia nel rinforzare policies di gestione della natura più sostenibili? Chissà poi la fonte per le frequentazioni gallo-picene, ma interessante il dedicarci un intero paragrafo, magari un interesse dell'autore legato anche alla dimensione "idilliaca" del passato (nonostante o proprio grazie alla convivenza schizofrenica nel suo immaginario del passato "bruto" presentato più avanti); anche uno spunto per la differenza tra "memoria d'uomo" e memoria naturale o rinvenibile tramite tracce documentarie di scavi...
Menzione di ritrovamenti archeologici di zone sommerse, dove ora secco e solo lentamente torna umido con rimboschimento, paleoclima e archeologia della sostenibilità. Se si fossero cercate proprio informazioni su vegetazione antica, oltre a oggetti, si sarebbe probabilmente potuto arrivare a stessa conclusione di copertura arborea legata a concentramento delle acque; una traccia letteraria di un modo di fare e vedere archeologia di altri tempi e un insospettabile suggerimento dei contributi che può dare l'archeologia nel rinforzare policies di gestione della natura più sostenibili? Chissà poi la fonte per le frequentazioni gallo-picene, ma interessante il dedicarci un intero paragrafo, magari un interesse dell'autore legato anche alla dimensione "idilliaca" del passato (nonostante o proprio grazie alla convivenza schizofrenica nel suo immaginario del passato "bruto" presentato più avanti); anche uno spunto per la differenza tra "memoria d'uomo" e memoria naturale o rinvenibile tramite tracce documentarie di scavi...
Erano dei selvaggi, si odiavano, vivevano di caccia con le trappole; più o meno erano nello stato fisico e morale degli uomini preistorici.
— L'uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Pagina 37 - 38)
Menzione di supposto stato di natura bruta di "selvaggi" per abitanti locali rimasti, perché pochi e con pochi mezzi. Ancora una volta un immaginario derivato da "grand narratives" della socio-cultura contemporanea, a cui neppure un autore che la avversa profondamente sembra essere immune e anzi la dà per assunto per supportare l'immaginario di una sua narrativa.
Questa critica al passaggio si basa su contestazioni archeologiche e antropologiche suggerite da "The Dawn of Everything" ("L'alba di tutto") di Wengrow e Graeber.
Menzione di supposto stato di natura bruta di "selvaggi" per abitanti locali rimasti, perché pochi e con pochi mezzi. Ancora una volta un immaginario derivato da "grand narratives" della socio-cultura contemporanea, a cui neppure un autore che la avversa profondamente sembra essere immune e anzi la dà per assunto per supportare l'immaginario di una sua narrativa.
Questa critica al passaggio si basa su contestazioni archeologiche e antropologiche suggerite da "The Dawn of Everything" ("L'alba di tutto") di Wengrow e Graeber.
Come lettura e messaggio. Così me l'aspettavo, avendolo messo sul comodino il giorno prima e leggendomelo tutto d'un fiato il giorno dopo. Tanto più per la coincidenza, cioè dopo essersi appena letto un articolo sul concetto e impatto psicologico dell'"Ecological Debt", raccontato e sviscerato con il parallelo letterario di Pip in "Grandi speranze" di Dickens. L'articolo in questione viene dal libro che ho in lettura sulla psicologia del cambiamento climatico "Engaging with Climate Change", che è una raccolta di saggi e scambio di riflessioni molto calate nel contesto socio-culturale attuale, curato da Sally Weintrobe.
Rilancio quindi tutt'e due come consigli di lettura, per chiunque pensi che la narrativa sia un importante veicolo per trattare questi temi!
P.S.: quello di Dickens non lo consiglio perché non l'ho ancora letto, è un tomo che mi guarda lì sullo scaffale da una decida d'anni ormai, e se prima non l'ho letto …
Come lettura e messaggio. Così me l'aspettavo, avendolo messo sul comodino il giorno prima e leggendomelo tutto d'un fiato il giorno dopo. Tanto più per la coincidenza, cioè dopo essersi appena letto un articolo sul concetto e impatto psicologico dell'"Ecological Debt", raccontato e sviscerato con il parallelo letterario di Pip in "Grandi speranze" di Dickens. L'articolo in questione viene dal libro che ho in lettura sulla psicologia del cambiamento climatico "Engaging with Climate Change", che è una raccolta di saggi e scambio di riflessioni molto calate nel contesto socio-culturale attuale, curato da Sally Weintrobe.
Rilancio quindi tutt'e due come consigli di lettura, per chiunque pensi che la narrativa sia un importante veicolo per trattare questi temi!
P.S.: quello di Dickens non lo consiglio perché non l'ho ancora letto, è un tomo che mi guarda lì sullo scaffale da una decida d'anni ormai, e se prima non l'ho letto per il trauma dello stile "angoscioso" riscontrato nel Canto di Natale ora è per gli spoiler fatti dall'articolo che non ho ancora intenzione di affrontarlo e aspetterò di dimenticarli...
Ho poco da dire se non il consigliare di leggerlo, tanto più se si conoscono e amano (o anche odiano) le Marche, ma in generale per chiunque voglia fare riflessioni sui propri territori e le comunità che li vivono. Vorrei solo fare una citazione rimaneggiata, un "patchwork remix" che forse sarebbe piaciuto alla "Nonna delle Marche" o forse no, con suoi pezzi e parti dell'introduzione (tagliata ulteriormente per inserirla con le citazioni che ritenevo rilevanti):
«"All'origine del mondo c'è un racconto... la ricerca che ogni persona compie su se stessa, ed esprime attraverso segni, immagini, storie, nel tentativo di comprendere il significato della propria storia. Solo riconoscendo la rilevanza dell'esperienza personale si evita che il prensiero si perda in un empireo di processi mentali: il personale è il politico, purché lo si renda tale, ossia esperienza in mezzo alle esperienze, energia che si aggiunge alle scelte per il futuro... …
Ho poco da dire se non il consigliare di leggerlo, tanto più se si conoscono e amano (o anche odiano) le Marche, ma in generale per chiunque voglia fare riflessioni sui propri territori e le comunità che li vivono. Vorrei solo fare una citazione rimaneggiata, un "patchwork remix" che forse sarebbe piaciuto alla "Nonna delle Marche" o forse no, con suoi pezzi e parti dell'introduzione (tagliata ulteriormente per inserirla con le citazioni che ritenevo rilevanti):
«"All'origine del mondo c'è un racconto... la ricerca che ogni persona compie su se stessa, ed esprime attraverso segni, immagini, storie, nel tentativo di comprendere il significato della propria storia. Solo riconoscendo la rilevanza dell'esperienza personale si evita che il prensiero si perda in un empireo di processi mentali: il personale è il politico, purché lo si renda tale, ossia esperienza in mezzo alle esperienze, energia che si aggiunge alle scelte per il futuro... tutti facciamo storia... fare storia e immergersi nella realtà" sono aspetti inscindibili ed entrambi necessari di uno stesso processo...»
Avviso sul contenuto Citazione di una riflessione chiave sulla figura dello Hobbit in relazione con le persone e la storia presente
Dunque anche per Tolkien gli Hobbit sono il vero Mistero: tendenzialmente provinciali e avulsi dalla storia, ma capaci di slanci tanto incredibili quanto improvvisi (“Ti basta un mese per sapere tutto quello che c’è da sapere di loro, eppure dopo cento anni all’occorrenza possono sempre sorprenderti”)[41] e destinati a scuotere i grandi e i potenti. Tolkien ci dice che l’uomo comune, nonostante la piccineria, l’individualismo e tutto il suo smarrimento, conserva una debole forza per sollevare lo sguardo sull’orizzonre e valicarlo. Attraverso gli Hobbit, la domanda alla quale Tolkien sembra voler rispondere è: l’homo modernus può essere un eroe? E la risposta — problematica come ogni risposta intelligente — è affermativa a condizione che costui sappia mettere in discussione ciò a cui tiene e che tende a dare per scontato, e al tempo stesso sia in grado di non dimenticare alcune invarianze. A condizione, cioè, che sappia mettersi in relazione con l’altro da sé, con l’ignoto, con il diverso, cercando ciò che è comune. Perché è precisamente questo che fanno i protagonisti del ciclo dell’Anello. Compiono un viaggio attraverso altre società, altre culture, altri popoli, altri modelli etici, e nell’incontro con essi mutano il proprio essere, scoprono in se stessi risorse che non sospettavano di avere, accettano fardelli inimmaginabili, prendono addirittura su di sé i destini collettivi. Ma mentre fanno questo, cedono alle altre culture una parte del proprio “buon senso hobbit” in uno scambio valoriale che non trova un punto d’equilibrio assoluto, ma che produce costantemente nuove soluzioni ad antichi problemi proprio attraverso l’attrito etico tra diversi.
In questo modo gli Hobbit, insieme ai loro alleati più alti e più antichi, affrontano un male cataclismatico che minaccia il mondo intero e che muove guerra a tutti i popoli per renderli schiavi. E non è certo la guerra dei cavalieri [...]
— Difendere la Terra di Mezzo di Wu Ming 4 (Pagina 208 - 209)
Perché usare la narrativa, pure quella fantastica, per sensibilizzare sul tema della diversità e il pensiero critico? Ecco l'esempio di Tolkien dalle riflessioni di Wu Ming 4 in "Difendere la Terra di Mezzo", della struttura del suo mondo in relazione al cambiamento che poteva ispirare nei confronti di un mondo distrutto dal Novecento, non escapismo ma esercizio profondo di proiezione...
Questo non è un libro (solo) per persone interessate all'informatica. Anzi. Penso non sia proprio quello il punto, e l'introduzione lo dice chiaramente. Leggete almeno quella, se non vi convinco io. Dopodiché posso solo promettervi che mantiene la parola data. Non aspettatevi però risposte o istruzioni miracolose da seguire, prendetelo come uno spunto esperienziale, un resoconto discorsivo e scorrevole che può farvi chi ha partecipato ad un laboratorio trasformativo e ogni tanto ve ne propone quale assaggio interattivo dandovi qualche dritta e riferimento da cercare e svolgere in autonomia. La sensazione che lascia è che la prossima volta sarebbe sicuramente meglio partecipare di persona, a un laboratorio simile. Ma intanto è stato interessante e puoi solo esprimere gratitudine per aver condiviso questo racconto, di un'esperienza della quale altrimenti tu -personalmente- in fondo non avresti pensato di avere bisogno. E invece ci vorrebbe proprio sai?
Personalmente vorrei "restituire" questo libro …
Questo non è un libro (solo) per persone interessate all'informatica. Anzi. Penso non sia proprio quello il punto, e l'introduzione lo dice chiaramente. Leggete almeno quella, se non vi convinco io. Dopodiché posso solo promettervi che mantiene la parola data. Non aspettatevi però risposte o istruzioni miracolose da seguire, prendetelo come uno spunto esperienziale, un resoconto discorsivo e scorrevole che può farvi chi ha partecipato ad un laboratorio trasformativo e ogni tanto ve ne propone quale assaggio interattivo dandovi qualche dritta e riferimento da cercare e svolgere in autonomia. La sensazione che lascia è che la prossima volta sarebbe sicuramente meglio partecipare di persona, a un laboratorio simile. Ma intanto è stato interessante e puoi solo esprimere gratitudine per aver condiviso questo racconto, di un'esperienza della quale altrimenti tu -personalmente- in fondo non avresti pensato di avere bisogno. E invece ci vorrebbe proprio sai?
Personalmente vorrei "restituire" questo libro con le parole con le quali mi è stato presentato cioè: "Nella direzione della convivialità (spero)". Penso sia azzeccato perché (anche) questo a fatto. Oltre a dare spunti preziosi da provare per me stesso e verso altre persone, ricorda l'importanza del processo e le sue possibilità di riuscita come di fallimento ugualmente generative, anche agli occhi di chi si è perso talmente tanto a capire e combattere giganti mulini a vento digitali fino a dimenticare quasi che "i mezzi devono giustificare il fine". Perché quando qualcosa mi spiazza, anche se è inconcludente, comunque avrà avuto il valore di farmi fermare a pensare un attimo in più -e quel fine apparentemente vuoto è giustificato dai mezzi creativi e riflessivi che lo hanno accompagnato: anche da questo posso imparare a fare "hacking" al portale della mia coscienza (e spero così possano fare anche altre persone, insieme, nella direzione della convivialità).

Questo non è l’ennesimo manuale per «usare bene» le tecnologie digitali, ma un concentrato di attività e attivazioni alla portata …
@caiofior anche a me è piaciuto molto, non saprei se il ritmo sia più deciso (dovrei rileggerlo!) ma sicuramente è diverso da Il Signore degli Anelli e ha un suo carattere personale. Per la morale mi sembra anche più esplicito sì, ma non si può dire che Tolkien non l'abbia messa nelle sue storie, pur se non in senso strettamente "moralistico" e anche in questo caso "diverso" e personalizzato -il che è un pregio a mio parere. A proposito consiglio la lettura di "Difendere la Terra di Mezzo" di Wu Ming 4 che parla anche del rapporto con il resto della letteratura fantastica precedente e successiva (e non solo)
@caiofior anche a me è piaciuto molto, non saprei se il ritmo sia più deciso (dovrei rileggerlo!) ma sicuramente è diverso da Il Signore degli Anelli e ha un suo carattere personale. Per la morale mi sembra anche più esplicito sì, ma non si può dire che Tolkien non l'abbia messa nelle sue storie, pur se non in senso strettamente "moralistico" e anche in questo caso "diverso" e personalizzato -il che è un pregio a mio parere. A proposito consiglio la lettura di "Difendere la Terra di Mezzo" di Wu Ming 4 che parla anche del rapporto con il resto della letteratura fantastica precedente e successiva (e non solo)