Il Manuale aiuta chi - studente, laureando, aspirante giornalista, saggista, scrittore, ecc. - è consapevole che creatività, ingegno, talento, vadano …
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Pressoché sconosciute fino a vent’anni fa, grazie all’avvento della tecnologia informatica oggi le font sono …
Non chiamatele “i font”, ma “le font”
4 stelle
Ho letto questo libro seguendo il suggerimento dell’insegnante del corso di correzione di bozze che ho seguito qualche mese fa. Questo non è il solito manuale di tipografia: l’autore spiega l’origine delle font, ne racconta la storia dei creatori usando un metodo leggero, senza scadere nel classico compendio noioso e pesante, e ne spiega anche l’evoluzione quando si è passati alla scrittura digitale. Nei capitoli denominati “intermezzo tipografico” il primo paragrafo del capitolo è scritto nella font oggetto del racconto. Il libro è altresì pieno di aneddoti sulla vita delle font e di chi le ha create. È un delizioso volume ricco di curiosità, perfetto per chi si sta affacciando al mondo della grafica e della tipografia, ma anche per i semplici curiosi, e che ti fa capire l’importanza della scelta di ogni font per i propri progetti di design.
Edizione pubblicata da Famiglia cristiana senza ISBN
Finito il secondo volume. Rispetto al primo si notano dei miglioramenti nell'editing: meno caratteri messi a casaccio e una cura migliore anche nell'impaginazione del libro. Si vede che, dopo l'uscita del primo libro, la redazione di Famiglia cristiana fu sommersa di lettere di protesta da parte di chi non aveva gradito la scarsa cura riservata al testo.
Finito il secondo volume. Rispetto al primo si notano dei miglioramenti nell'editing: meno caratteri messi a casaccio e una cura migliore anche nell'impaginazione del libro. Si vede che, dopo l'uscita del primo libro, la redazione di Famiglia cristiana fu sommersa di lettere di protesta da parte di chi non aveva gradito la scarsa cura riservata al testo.
Alzi la mano chi di voi non conosce Rocco Schiavone, il commissario, pardon vicequestore più irriverente, antipatico, scorretto, donnaiolo, insolente, maschilista d’Italia! Ebbene, scordatevi Salvo Montalbano, Corrado Cattani et similia. Antonio Manzini ci descrive un vicequestore totalmente diverso dall’ordinario. E vi conquisterà, garantito. Il romanzo, come tutti gli altri legati a Schiavone, è ambientato ad Aosta, città dove il nostro eroe è stato trasferito da Roma per motivi disciplinari, dove una sera un giovane, impegnato nel rifacimento serale delle piste da sci, senza volerlo investe qualcosa con il suo gatto delle nevi. Questo qualcosa si scopre essere un cadavere. E così Schiavone deve recarsi sul posto, a Champoluc, dove la neve regna sovrana, le Clarks diventano subito fradice e il loden è totalmente inadeguato a proteggerlo dal freddo. Avevo questo romanzo nella wishlist da anni (credo da quando uscì la prima stagione della serie Tv su Rai2) e finalmente mi …
Alzi la mano chi di voi non conosce Rocco Schiavone, il commissario, pardon vicequestore più irriverente, antipatico, scorretto, donnaiolo, insolente, maschilista d’Italia!
Ebbene, scordatevi Salvo Montalbano, Corrado Cattani et similia. Antonio Manzini ci descrive un vicequestore totalmente diverso dall’ordinario. E vi conquisterà, garantito.
Il romanzo, come tutti gli altri legati a Schiavone, è ambientato ad Aosta, città dove il nostro eroe è stato trasferito da Roma per motivi disciplinari, dove una sera un giovane, impegnato nel rifacimento serale delle piste da sci, senza volerlo investe qualcosa con il suo gatto delle nevi. Questo qualcosa si scopre essere un cadavere. E così Schiavone deve recarsi sul posto, a Champoluc, dove la neve regna sovrana, le Clarks diventano subito fradice e il loden è totalmente inadeguato a proteggerlo dal freddo.
Avevo questo romanzo nella wishlist da anni (credo da quando uscì la prima stagione della serie Tv su Rai2) e finalmente mi sono decisa a leggerlo. E mannaggia a me ad avere aspettato così tanto, non immaginavo fosse così spassoso. A partire dal rapporto tra Schiavone e D’Intino, che ricorda da vicino quello tra Montalbano e Catarella, anche se Schiavone non ha la stessa pazienza del commissario siciliano. Ma questo è l’unico punto che Schiavone e Montalbano hanno in comune. Per il resto, i due abitano due mondi e due abitudini completamente diversi e non sovrapponibili.
Fin dall’inizio questo è un romanzo che ti inchioda alle pagine. Ho amato la descrizione della Valle d’Aosta (nonostante non sia amante della neve e del freddo), delle atmosfere, dei personaggi: un mondo da cui difficilmente si riesce a staccarsi, anche a romanzo concluso. La scrittura è semplice ed accattivante, che contribuisce a creare un romanzo che si legge in poco tempo. E Antonio Manzini è incredibilmente bravo, nella scrittura e nelle descrizioni. Merita davvero il successo che ha.
Consiglio a tutti di leggere questi libri dopo aver visto la serie televisiva: le battute di Schiavone le ho lette con la voce di Marco Giallini in testa. Uno spasso!