Per questo, devo moltissimo a Fabio Fazio.
Uomo intelligente, educato e attento, mi ha voluto senza pormi condizioni, senza cercare di contenermi, di indirizzarmi.
Intendeva semplicemente mettermi in scena per come sono oggi. Su quella poltrona voleva me e la mia allegria, la mia mai smarrita infanzia, la mia incapacità di trattenere un sentimento, se lo provo.
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Con Fabio ci siamo intesi su un principio fondamentale: si può parlare di tutto, dipende dal modo. Certo, devono venirti in soccorso alcuni strumenti, in particolare due, raffinati e innati: il tatto e un po' di humour.
Ma una volta messo in sicurezza il pensiero, e cioè accettarsi che non faccia del male gratuitamente, bisogna poi liberarlo, farlo uscire di getto. Come se a pronunciarlo fosse un bambino.