harisont ha recensito Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino
Complessivamente frustrante ma a tratti geniale
Calvino mi è stato più volte imposto dalla scuola pubblica e, forse proprio per questo, non l'ho mai amato. Mi è parso il caso di dargli una seconda possibilità, cosa che in qualche altro caso (per esempio coi Promessi sposi di Manzoni) ha portato a riscoperte notevoli.
Questo caleidoscopico romanzo, che é poi quasi un'antologia di incipit di romanzi, non mi ha fatto cambiare idea. Nonostante l'abilità tecnica dell'autore, l'ho trovato poco soddisfacente dal punto di vista della trama generale e quindi, nel complesso, abbastanza noioso. Trovo inoltre antipatico che il personaggio della Lettrice sia presentato come "indispensabile", come se una relazione (etero)romantica fosse d'obbligo per rendere tale un romanzo, mentre tra gli autori dei vari romanzi-nel-romanzo non c'è neanche una scrittrice.
Detto questo, sono almeno due gli incipit che ho letto con vero piacere, quello del telefono (In una rete di linee che s'allacciano) e …
Calvino mi è stato più volte imposto dalla scuola pubblica e, forse proprio per questo, non l'ho mai amato. Mi è parso il caso di dargli una seconda possibilità, cosa che in qualche altro caso (per esempio coi Promessi sposi di Manzoni) ha portato a riscoperte notevoli.
Questo caleidoscopico romanzo, che é poi quasi un'antologia di incipit di romanzi, non mi ha fatto cambiare idea. Nonostante l'abilità tecnica dell'autore, l'ho trovato poco soddisfacente dal punto di vista della trama generale e quindi, nel complesso, abbastanza noioso. Trovo inoltre antipatico che il personaggio della Lettrice sia presentato come "indispensabile", come se una relazione (etero)romantica fosse d'obbligo per rendere tale un romanzo, mentre tra gli autori dei vari romanzi-nel-romanzo non c'è neanche una scrittrice.
Detto questo, sono almeno due gli incipit che ho letto con vero piacere, quello del telefono (In una rete di linee che s'allacciano) e quello delle cancellazioni (Quale storia laggiù attende la fine?). Specialmente nel secondo caso, non ho potuto che empatizzare con la frustrazione del protagonista costretto ad interrompere la sua lettura.
Segnalo infine uno dei passaggi che, da linguista computazionale, ho trovato particolarmente stuzzicanti e (purtroppo) al passo coi tempi:
M’ha spiegato che la grande abilità dei giapponesi nel fabbricare perfetti equivalenti dei prodotti occidentali si è estesa alla letteratura. Una ditta di Osaka è riuscita ad appropriarsi della formula dei romanzi di Silas Flannery e riesce a produrne di assolutamente inediti e di prim’ordine, tali da poter invadere il mercato mondiale. Ritradotti in inglese (o meglio, tradotti nell’inglese da cui si finge siano stati tradotti), nessun critico saprebbe distinguerli dai Flannery veri. La notizia di questa diabolica truffa m’ha sconvolto; ma non è solo la comprensibile rabbia per il danno economico e morale: sento anche una trepidante attrazione per questi falsi, per questa propaggine di me stesso che germoglia dal terreno d’un’altra civiltà. Immagino un vecchio giapponese in kimono che passa su un ponticello ricurvo: è il me stesso nipponico che sta immaginando una delle mie storie e giunge a identificarsi con me come risultato d’un itinerario spirituale che m’è completamente estraneo. Per cui i falsi Flannery sfornati dalla ditta truffaldina di Osaka sarebbero sì delle volgari contraffazioni ma nello stesso tempo conterrebbero una sapienza raffinata e arcana di cui i Flannery autentici sono del tutto privi. Naturalmente, trovandomi di fronte a un estraneo, ho dovuto nascondere l’ambiguità delle mie reazioni, e mi sono dimostrato interessato solo a raccogliere tutti i dati necessari per intentare un processo.