In this concluding volume of The Myth of the Machine, Mumford brings to a head …
Mumford e la speranza
5 stelle
Mumford è uno di quegli autori che mi fa strano non avere incontrato prima. Il suo focus costante sulla tecnologia, la sua capacità di evidenziare e ordinare i problemi della sua contemporaneità e di generalizzarli arrivando a predire il nostro presente è spiazzante.
Il pentagono del potere descritto da Mumford non è altro che la Megamacchina moderna: l'insieme di potere politico e militare, tecnologia e burocrazia che danno forma all'ordinamento sociale mondiale. Scopo della Megamacchina è la Megamacchina stessa, il suo sostentamento e il suo accrescimento a scapito della vita stessa. L'uomo in questo mondo diventa nient'altro che un ingranaggio volto a far funzionare in eterno il sistema.
In tutto questo il pessimismo di Mumford traspare violentemente in tutto il libro ma le sue lucide analisi non ne vengono intaccate. L'ultima parte del libro è la più rosea. Forse, dice l'autore, c'è speranza per una diversa economia della …
Mumford è uno di quegli autori che mi fa strano non avere incontrato prima. Il suo focus costante sulla tecnologia, la sua capacità di evidenziare e ordinare i problemi della sua contemporaneità e di generalizzarli arrivando a predire il nostro presente è spiazzante.
Il pentagono del potere descritto da Mumford non è altro che la Megamacchina moderna: l'insieme di potere politico e militare, tecnologia e burocrazia che danno forma all'ordinamento sociale mondiale. Scopo della Megamacchina è la Megamacchina stessa, il suo sostentamento e il suo accrescimento a scapito della vita stessa. L'uomo in questo mondo diventa nient'altro che un ingranaggio volto a far funzionare in eterno il sistema.
In tutto questo il pessimismo di Mumford traspare violentemente in tutto il libro ma le sue lucide analisi non ne vengono intaccate. L'ultima parte del libro è la più rosea. Forse, dice l'autore, c'è speranza per una diversa economia della pienezza (good life al posto di goods life) ove lo scopo della collettività diventa la più ampia realizzazione delle capacità e della vita umana e non solo il perseguimento della tecnologia senza freni morali, etici ed ecologici.
Alla fine Mumford si dimostra un pieno umanista. Vede il centro della vita dell'uomo nella sua cultura e non nella sua tecnica. Le macchine e la tecnologia fine a sé stessa sono un inganno, una promessa di vita facile che però non rappresenta la vita migliore. La sua speranza finale è la stessa che ho io guardando oggi allo stato del web e della tecnologia digitale in mano a pochi uomini e governi ma costantemente necessaria alla vita collettiva. Spero che un altro mondo sia ancora possibile e che la vera vita - quella piena , ricca e gonfia di senso - sia lì fuori ad attenderci
Delle molte leggende alla cui nascita Bolano stesso ha contribuito, l'ultima riguarda la forma che …
2666 mi rode dentro
5 stelle
2666 è un romanzo che non so definire bene. Ogni volta che mi trovo a spiegare a qualcuno il perché sia il mio preferito di sempre faccio fatica a veicolare l'insieme di tutto ciò che ci viene rappresentato e che rappresenta. È un romanzo che apre una voragine nera sull'uomo, mostra il male ma non nella forma plateale e esagerata ma in quella pervasiva e strisciante, appena percepibile con la coda dell'occhio. Poi però ti colpisce fortissimo con il racconto dei femminicidi nel Sonora e torna a chiudersi come era partito.
È una storia multiforme che viene giustamente definita romanzo mondo e lo capisco bene data l'estensione geografica, temporale, di protagonisti, contesti e temi. Ha una sequenza di lettura che può variare, essere mescolata, affrontata in modo parziale o completo. Ci si può soffermare su una parte o su un'altra.
Ciò che 2666 sa fare meglio è raccontare …
2666 è un romanzo che non so definire bene. Ogni volta che mi trovo a spiegare a qualcuno il perché sia il mio preferito di sempre faccio fatica a veicolare l'insieme di tutto ciò che ci viene rappresentato e che rappresenta. È un romanzo che apre una voragine nera sull'uomo, mostra il male ma non nella forma plateale e esagerata ma in quella pervasiva e strisciante, appena percepibile con la coda dell'occhio. Poi però ti colpisce fortissimo con il racconto dei femminicidi nel Sonora e torna a chiudersi come era partito.
È una storia multiforme che viene giustamente definita romanzo mondo e lo capisco bene data l'estensione geografica, temporale, di protagonisti, contesti e temi. Ha una sequenza di lettura che può variare, essere mescolata, affrontata in modo parziale o completo. Ci si può soffermare su una parte o su un'altra.
Ciò che 2666 sa fare meglio è raccontare il modo in cui le più semplici vite di critici letterari, professori, giornalisti e scrittori, possano venire risucchiate nella follia della violenza di tutti i giorni. La letteratura, così come l'arte, non è sopra il mondo ma dentro di esso e come tale si macchia di tutto il fango, il sangue e la merda con cui viene in contatto.
Ultima cosa importante: piccolo spoiler, 2666 non ha una fine. Non perché l'autore è morto prima di concluderlo (cosa che in effetti è vera) ma perché la cifra stilistica di Bolaño quella è: far entrare il lettore nelle vite dei protagonisti e ad un certo punto uscire e non voltarsi indietro. Fa strano ma per me è anche il modo più bello di abbandonare un mondo che risulta ancora più vivo e pulsante.