Gomelez ha recensito The pentagon of power di Lewis Mumford (The myth of the machine)
Mumford e la speranza
5 stelle
Mumford è uno di quegli autori che mi fa strano non avere incontrato prima. Il suo focus costante sulla tecnologia, la sua capacità di evidenziare e ordinare i problemi della sua contemporaneità e di generalizzarli arrivando a predire il nostro presente è spiazzante.
Il pentagono del potere descritto da Mumford non è altro che la Megamacchina moderna: l'insieme di potere politico e militare, tecnologia e burocrazia che danno forma all'ordinamento sociale mondiale. Scopo della Megamacchina è la Megamacchina stessa, il suo sostentamento e il suo accrescimento a scapito della vita stessa. L'uomo in questo mondo diventa nient'altro che un ingranaggio volto a far funzionare in eterno il sistema.
In tutto questo il pessimismo di Mumford traspare violentemente in tutto il libro ma le sue lucide analisi non ne vengono intaccate. L'ultima parte del libro è la più rosea. Forse, dice l'autore, c'è speranza per una diversa economia della …
Mumford è uno di quegli autori che mi fa strano non avere incontrato prima. Il suo focus costante sulla tecnologia, la sua capacità di evidenziare e ordinare i problemi della sua contemporaneità e di generalizzarli arrivando a predire il nostro presente è spiazzante.
Il pentagono del potere descritto da Mumford non è altro che la Megamacchina moderna: l'insieme di potere politico e militare, tecnologia e burocrazia che danno forma all'ordinamento sociale mondiale. Scopo della Megamacchina è la Megamacchina stessa, il suo sostentamento e il suo accrescimento a scapito della vita stessa. L'uomo in questo mondo diventa nient'altro che un ingranaggio volto a far funzionare in eterno il sistema.
In tutto questo il pessimismo di Mumford traspare violentemente in tutto il libro ma le sue lucide analisi non ne vengono intaccate. L'ultima parte del libro è la più rosea. Forse, dice l'autore, c'è speranza per una diversa economia della pienezza (good life al posto di goods life) ove lo scopo della collettività diventa la più ampia realizzazione delle capacità e della vita umana e non solo il perseguimento della tecnologia senza freni morali, etici ed ecologici.
Alla fine Mumford si dimostra un pieno umanista. Vede il centro della vita dell'uomo nella sua cultura e non nella sua tecnica. Le macchine e la tecnologia fine a sé stessa sono un inganno, una promessa di vita facile che però non rappresenta la vita migliore. La sua speranza finale è la stessa che ho io guardando oggi allo stato del web e della tecnologia digitale in mano a pochi uomini e governi ma costantemente necessaria alla vita collettiva. Spero che un altro mondo sia ancora possibile e che la vera vita - quella piena , ricca e gonfia di senso - sia lì fuori ad attenderci