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Da leggere come lettura divulgativa

TL;DR; Libro eccessivamente leggero, puramente divulgativo che non lascia spazio a reali approfondimenti se non tramite i riferimenti a ricerche esterne. La tesi che lo storytelling sia usato in modo propagandistico non dice nulla di buono. L'elemento più interessante, che purtroppo non viene approfondito quanto meriterebbe, è l'esistenza di una grammatica narrativa universale. Da leggere solo come lettura divulgativa. Il prezzo pieno è assolutamente inappropriato.

Il libro sostiene che le storie sono insieme il collante delle società e una delle forze più potenti di manipolazione e distruzione della realtà condivisa al tempo stesso. Secondo Gottschall il nostro cervello è programmato per credere alle narrazioni avvincenti anche quando contraddicono i fatti. Questo rendo lo storytelling una risorsa e un rischio politico, sociale e cognitivo.[

Evidentemente ha letto i libri di Lisa Cron

Le tesi del libro sono: - Le storie sono l’infrastruttura delle società: strutturano valori, identità, cooperazione, trasmissione culturale e perfino la morale. - Esiste quello che chiama “paradosso delle storie”: ciò che ci unisce può rapidamente diventare ciò che ci divide, - Il problema oggi non è l’esistenza delle storie, ma la loro creazione e diffusione incontrollata soprattutto per quello che riguarda le narrazioni più emozionali e polarizzanti rispetto ai fatti.

Gottschall parla di psicologia cognitiva, neuroscienze, scienza della comunicazione e letteratura per mostrare che il cervello umano è predisposto allo storytelling e valuta le informazioni più per il loro valore narrativo che per la loro veridicità. E in questo non dice nulla di nuovo. Anche la sua ricostruzione di eventi storici (propaganda, nazionalismi, complottismi, fake news) trattati come esempi di “storie virali” mirate alla creazione di aree identitarie forti ma chiuse, dove la fedeltà al racconto conta più del confronto con la realtà non è banale ma non porta nulla di nuovo al dibattito. L'insistenza secondo cui le storie sono lo strumento principe per aggirare il pensiero razionale perché funzionano come “scorciatoie emotive” è ben nota e contestata in vari ambienti.

La cosa più interessante del libro è la tesi di Gottschall sull'esistenza di una Grammatica narrativa universale. Benché non sia originale neppure in questa idea, l’idea di una sorta di “grammatica narrativa universale” (che lui sostiene essere più plausibile di una grammatica linguistica universale) composta da strutture ricorrenti che rendono certe storie irresistibili per gli esseri umani è sostanzialmente alla base della narratologia almeno da inizio anni 2000. Il modo in cui viene presentata però, ovvero che questa privilegia conflitto, identità di gruppo, eroi e nemici, rendendo naturalmente attraenti narrazioni polarizzanti, è molto interessante

A mio parere la sua insistenza per il ruolo delle narrazioni nella demagogia, nelle campagne d’odio e nell’irrazionale rifiuto di fatti scomodi è eccessivo, non è contestabile, è ovvio che certo storytelling sia usato esattamente in questo modo ma è vero anche il suo opposto.

Sicuramente non può essere negato che la sua tesi sul fatto che il successo di fake news e complotti sia legato alle recenti scoperte neurologiche che evidenziano come il cervello preferisca narrazioni emotive coerenti anche quando contraddicono dati e statistiche.3

Gottschall non pone reali soluzione ma si limita a un generico uso del pensiero critico e della consapevolezza per arginare la situazione attuale. L’obiettivo non è abolire le storie (e grazie tante), ma imparare a riconoscere le narrazioni manipolative, anche quando confermano le proprie intuizioni. Solo che all'obiettivo non corrisponde un piano d'azione.

Noto che lo stile fortemente retoricamente, con semplificazioni e “mosse” argomentative sembri solo adatto a un lettore occasionale ma in realtà sia rivolto a un pubblico tecnico specializzato proprio nel tipo di narrazioni che lui denuncia come negative, come se l'intero libro fosse una sorta di leggerissimo rimprovero al loro comportamento. Una sorta di "brutti cattivoni, non fatelo più".

Ho avuto modo di leggere pochi apprezzamenti reali tutti relativi all'apparente cambio di prospettiva da entusiasmo per la "narrazione che ci rende umani" (testuali parole) verso quella manipolativa. Apprezzamento a dir poco banali Le critiche negative sono invece molto più articolate e approfondite, in particolare viene fatto notare come la tendenza a generalizzare è fin troppo evidente e appiattisce l'intera tesi. Anche l'abuso di difesa per la forza morale delle storie e la banalizzazione della grammatica narrativa universale lascia decisamente insoddisfatti chi abbia una conoscenza meno che banale di teoria letteraria e narratologia.

La recensione più tagliente e spietata che ho letto: www.reddit.com/r/books/comments/ru6fmc/the_most_scathing_and_damning_book_review_ive/