tosa ha recensito Moby Dick o la Balena di Herman Melville (gli Adelphi, #70)
Horror Vacui
5 stelle
Penso che i libri possano cadere spesso in una di due categorie. La prima è la più ampia, ed è quella dei libri che tentano di stilizzare il mondo, di disegnarne ad ampie pennellate i tratti, esprimendo con chiara semplicità una storia. È la categoria tipica dei libri classici, che- lavorati lentamente dal trascorrere dei lustri- vengono alleggeriti del loro contesto storico, trasformandosi in archetipi reinterpretabili infinite volte. I libri di questa categoria non hanno necessariamente una prosa semplice e piana, ma sono accomunati da un'essenzialità di temi che li rende facilmente adattabili a nuovi contesti storici. Esempi nobili sarebbero l'Odissea, che da alcuni è considerata uno dei modelli fondamentali di qualsiasi racconto, le opere di Shakespeare, o le 100+1 barzellette di Geronimo Stilton. Libri anche complessi, ma la cui trama può sopravvivere a mille reinterpretazioni mantenendo lo stesso impatto.
L'altra categoria di libri è meno numerosa (essendo di …
Penso che i libri possano cadere spesso in una di due categorie. La prima è la più ampia, ed è quella dei libri che tentano di stilizzare il mondo, di disegnarne ad ampie pennellate i tratti, esprimendo con chiara semplicità una storia. È la categoria tipica dei libri classici, che- lavorati lentamente dal trascorrere dei lustri- vengono alleggeriti del loro contesto storico, trasformandosi in archetipi reinterpretabili infinite volte. I libri di questa categoria non hanno necessariamente una prosa semplice e piana, ma sono accomunati da un'essenzialità di temi che li rende facilmente adattabili a nuovi contesti storici. Esempi nobili sarebbero l'Odissea, che da alcuni è considerata uno dei modelli fondamentali di qualsiasi racconto, le opere di Shakespeare, o le 100+1 barzellette di Geronimo Stilton. Libri anche complessi, ma la cui trama può sopravvivere a mille reinterpretazioni mantenendo lo stesso impatto.
L'altra categoria di libri è meno numerosa (essendo di difficile imitazione) ma ugualmente degna, e ad essa appartiene questo libro. In questi libri l'autore non è un pittore, uno scultore che lima e scappella, poichè la materia prima non è il pigmento o la morbida creta ma l'autore stesso. Herman Melville attinge alla sua vita di mare e alla sua cultura per creare un romanzo cacofonico, pluristilistico, estratto dalle viscere del mare e strappato al ventre verde scuro degli oceani di tutto il mondo. In queste pagine vivono selvaggi, mostri marini, pazzi metodici e inquietanti, rozzi marinai e teneri amanti, predicatori dagli altari catramati, naufraghi salvati da una bara e morti condannati da una nave, ma anche l'infuriare delle tempeste e la placida calma dell'eterno azzurro. Vi sono spiegazioni tecniche sui metodi della caccia alla balena e il successivo macello, digressioni storiografiche e letterarie, riflessioni metafisiche, qualche deviazione matematica, numerose allusioni omosessuali (velate e non), recensioni di ristoranti di Nantucket, scene scritte come estratti teatrali e canzoni marinaresche. È raro trovare un libro del genere, così ampio da quasi stordire il lettore con la ricchezza dei suoi contenuti. Di simili mi vengono in mente solo Ulysses ed Il Pendolo di Foucault, ma ce ne saranno certamente altri che non mi sovvengono per colpa della mia ignoranza. È un libro grande come il mare, che mi ha dato la sensazione di libertà di un lungo viaggio che tocca tutti i mari del globo terracqueo.
Sarebbe un 4/5 ma il capitolo 94 lo porta a 5 stelle.