A4, 95 pagine
Pubblicato da Robin Book.
A4, 95 pagine
Pubblicato da Robin Book.
Ciò che vorremmo anticiparvi è che la critica del libro di Gelderloos non è rivolta alla nonviolenza di per sé. Potremmo semplicemente asserire di essere contro il dogmatismo della nonviolenza e contro le falsità storiche divulgate da chi la supporta. La resistenza armata (quella che da alcune persone potrebbe essere definita come “violenta”) è stata – e rimane – un mezzo di liberazione per molte classi oppresse, l’unico mezzo che è stato in grado di far sentire minacciati gli oppressori, qualunque forma essi abbiano preso nella storia.
In questo libro troverete citazioni a dossier federali, articoli, interviste, saggi politici ma soprattutto leggerete una peculiare analisi dei movimenti di liberazione, anche nelle sue sfaccettature nonviolente. Di fatti Gelderloos, seppur mantenendo la sua ferma posizione in merito, riesce ad esaminare ogni aspetto della lotta in modo lucido e non di parte.
Con questa pubblicazione speriamo di dare il nostro contributo …
Ciò che vorremmo anticiparvi è che la critica del libro di Gelderloos non è rivolta alla nonviolenza di per sé. Potremmo semplicemente asserire di essere contro il dogmatismo della nonviolenza e contro le falsità storiche divulgate da chi la supporta. La resistenza armata (quella che da alcune persone potrebbe essere definita come “violenta”) è stata – e rimane – un mezzo di liberazione per molte classi oppresse, l’unico mezzo che è stato in grado di far sentire minacciati gli oppressori, qualunque forma essi abbiano preso nella storia.
In questo libro troverete citazioni a dossier federali, articoli, interviste, saggi politici ma soprattutto leggerete una peculiare analisi dei movimenti di liberazione, anche nelle sue sfaccettature nonviolente. Di fatti Gelderloos, seppur mantenendo la sua ferma posizione in merito, riesce ad esaminare ogni aspetto della lotta in modo lucido e non di parte.
Con questa pubblicazione speriamo di dare il nostro contributo per ricollocare il ruolo che la resistenza “violenta” ha avuto (e continua ad avere) per le classi oppresse e smontare il pensiero infondato secondo cui possa esistere una tattica unica, che questa sia la violenza o la nonviolenza.
Non c’è nulla in questo mondo che meriti il nome di pace.
Piuttosto, si tratta di capire di chi è la violenza che ci spaventa di più e da che parte stare.
Siamo in un periodo di grande sconvolgimento politico che chiaramente è ancora lontano dallo sfociare in un conflitto sociale di carattere rivoluzionario, eppure la voglia di partecipazione e la costruzione di relazioni sociali più significative e che potenzialmente siano in grado di cambiare veramente le cose sta aumentando. Dall’altro lato è anche vero che le riflessioni critiche sulla nonviolenza non sono ancora facilmente socializzabili e agibili collettivamente. Contestualmente il livello repressivo e le sue dinamiche (la tendenza preventiva, le nuove tecnologie, ma pure le riforme e i cambi di atteggiamento) sempre più aggressive, applicando retoricamente e giuridicamente misure antimafia e antiterrorismo anche in casi per nulla pertinenti, stanno muovendo molte persone a mettere in discussione il senso del proprio attivismo e le sue metodologie.
Gelderloos ci da l’occasione, che stavamo cercando, di affrontare insieme, se lo vogliamo, gli argomenti che ci possono proiettare veramente in una dimensione pragmatica e umana del processo rivoluzionario: il privilegio, il dolore e la necessità.